«Congiura mediatica contro Caracas»

 

Geraldina Colotti, 7.6.2014 “Il Manifesto”

Venezuela. Giornalisti a confronto mentre Maduro prepara la legge sul primo impiego

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Campagna per la liberazione dell'ispiratore delle guarimbas Lopez

 © Reuters

 

«La situa­zione in Vene­zuela non è molto lon­tana da quella che portò al rove­scia­mento di Sal­va­dor Allende nel Cile del 1973». Così si è espresso il gior­na­li­sta Mau­rice Lemoine, firma sto­rica di Le Monde diplo­ma­ti­que, al Forum inter­na­zio­nale Con­giura media­tica con­tro il Vene­zuela che si sta tenendo a Cara­cas. Un’iniziativa per denun­ciare «l’aggressione senza pre­ce­denti» subita dal governo socia­li­sta, ma anche per riflet­tere sui limiti, gli eccessi o gli errori del sistema di comu­ni­ca­zione bolivariano.

Prima con Cha­vez e poi con Maduro, gli allarmi lan­ciati dalla lea­der­ship boli­va­riana circa inge­renze e piani di golpe s’infrangono nel ven­tre molle dei grandi media, che tuo­nano con­tro un sistema «para­noico e fal­li­men­tare». Basta get­tare uno sguardo alle edi­cole, per vedere la realtà di un «lati­fondo media­tico» ancora in mano al set­tore pri­vato. Eppure, nono­stante 15 anni di con­senso, san­cito da innu­me­re­voli ele­zioni, quello cha­vi­sta resta per i media «un regime dittatoriale».

E per­sino certi sin­daci di oppo­si­zione che lan­ciano molo­tov con un pas­sa­mon­ta­gna in testa diven­tano «paci­fici mani­fe­stanti» per­se­gui­tati da un «regime» che non ammette dis­senso. Al Forum ha par­te­ci­pato anche il gene­rale Vla­di­mir Padrino Lopez, che per­se­gue i respon­sa­bili della «guerra eco­no­mica». L’ultimo ritro­va­mento nello stato di Por­tu­guesa: 20 ton­nel­late di riso sot­tratte al mer­cato interno e desti­nato al con­trab­bando. Per nascon­derle, una nuova tec­nica: sot­ter­rarle dopo averle coperte con mate­riale iso­lante. Per domani, un sin­da­cato cor­po­ra­tivo dei tra­sporti, gestito dall’opposizione, ha annun­ciato uno scio­pero a oltranza nel Tachira, che pur gover­nato a sini­stra, con­tiene alcuni bastioni di oppo­si­zione, da cui sono par­tite le pro­te­ste violente.

Il governo ha recen­te­mente denun­ciato una trama ever­siva dell’estrema destra locale intrec­ciata alle pro­te­ste vio­lente dell’opposizione, in corso dallo scorso 12 feb­braio. Finora i morti sono 42 i feriti 873. La Pro­cura gene­rale ha emesso alcuni ordini di com­pa­ri­zione per figure poli­ti­che, impren­di­tori e diplo­ma­tici. Fra que­sti, la ex depu­tata Maria Corina Machado, che ha respingo le accuse, ma ha dichia­rato che si pre­sen­terà a giu­di­zio. «Non vede l’ora di farsi arre­stare per con­fer­mare il suo ruolo di vit­tima per­se­gui­tata dal regime», ha dichia­rato giorni fa il pre­si­dente dell’Assemblea Dio­sdado Cabello.

Dopo le ele­zioni comu­nali dell’8 dicem­bre scorso, che l’opposizione avrebbe voluto tra­sfor­mare in un ple­bi­scito con­tro il cha­vi­smo e che invece si sono con­cluse con una inne­ga­bile disfatta, nella Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud) si è aperto uno scon­tro per la lea­der­ship. L’ala oltran­zi­sta, capi­ta­nata da Leo­poldo Lopez, Maria Corina Machado e dal sin­daco della Gran Cara­cas Anto­nio Lede­zma, ha cer­cato di pren­dere il soprav­vento, lasciando di lato il con­te­stato (e per­dente) Hen­ri­que Capri­les Radon­ski. I 4 hanno lan­ciato la cam­pa­gna per la cac­ciata di Maduro dal governo, con vio­lenze che hanno por­tato in car­cere Lopez come man­dante. Il tri­bu­nale ha deciso che dovrà aspet­tare il pro­cesso (forse ad ago­sto) die­tro le sbarre.

Machado e i suoi hanno con­vo­cato per oggi una mani­fe­sta­zione a Cha­caito. E a New York è com­parso Car­los Vec­chio, il numero due del par­tito di Lopez (Volun­tad popu­lar), ricer­cato per le vio­lenze e dichia­ra­tosi «per­se­gui­tato poli­tico». Oggi, la mag­gio­ranza dei vene­zue­lani rispon­derà cele­brando la Festa dell’ambiente, men­tre sta comin­ciando la discus­sione sulla nuova legge sul primo impiego: «lon­tana – ha detto Maduro – dalla con­ce­zione capi­ta­li­sta che con­si­dera i gio­vani e le gio­vani schiavi del precariato».